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Quando il nostro sistema immunitario viene modificato da Borrelia e lavora per lei

Immagine del redattore: Lyme Suisse
Lyme Suisse
2 ore fa
Tempo di lettura: 4 min


Come un’infezione da Borrelia, il batterio responsabile della malattia di Lyme, altera le nostre proteine del sangue (= profilo proteomico) per insediarsi e persistere meglio in noi.


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In breve:

Uno studio recente ha rivelato che Borrelia, il batterio trasmesso dalle zecche responsabile della malattia di Lyme, sembra indurre alterazioni proteomiche nel suo ospite dopo un trattamento antibiotico non eradicante. Analizzando il sangue di pazienti affetti da PTLD (malattia di Lyme cronica post-trattamento), i ricercatori hanno identificato modifiche durature di proteine legate all’infiammazione, alla coagulazione e al metabolismo. Questi cambiamenti, invece di combattere l’infezione, favoriscono paradossalmente la persistenza di Borrelia nei tessuti. Ecco le spiegazioni.


La PTLD: quando l’infezione persiste nonostante gli antibiotici


La malattia di Lyme è causata da Borrelia burgdorferi e da altre specie del complesso Borrelia burgdorferi sensu lato. Dopo un trattamento antibiotico standard come la doxiciclina o l’amoxicillina, tra il dieci e il venti per cento dei pazienti sviluppa sintomi persistenti: stanchezza intensa, dolori articolari, disturbi neurologici. Si parla allora di PTLD, o malattia di Lyme post-trattamento.


Ma perché Borrelia persiste? Esistono diverse ipotesi. Innanzitutto, forme dormienti come cisti o persister potrebbero sfuggire all’azione degli antibiotici. Inoltre, il batterio potrebbe modificare i propri antigeni per sfuggire al sistema immunitario. Infine, ed è ciò che rivela questo nuovo studio, il nostro stesso organismo potrebbe creare involontariamente un ambiente favorevole alla sua sopravvivenza.


Uno studio recente, pubblicato su Scientific Reports nel 2026, getta nuova luce mostrando che il nostro sistema immunitario e il nostro metabolismo, in risposta all’infezione, creano un terreno favorevole a Borrelia.


I meccanismi chiave: come Borrelia usa le nostre proteine contro di noi


I ricercatori hanno analizzato diciottomila proteine nel sangue di pazienti affetti da PTLD, confrontati con pazienti guariti e con controlli sani. Risultato: diverse vie biologiche risultano alterate in modo duraturo, da e per Borrelia?


L’infiammazione cronica: un banchetto per Borrelia


Borrelia scatena una risposta immunitaria eccessiva, con un aumento duraturo delle proteine pro-infiammatorie. Anche l’alfa-1-antitripsina aumenta e potrebbe limitare la degradazione dei tessuti da parte dei neutrofili, preservando un ambiente ricco di nutrienti per il batterio. Aumenta anche il complemento, con proteine come C1Q, C3 e C9. Normalmente queste proteine uccidono i batteri perforandone la membrana. Ma Borrelia ha sviluppato meccanismi di evasione grazie a proteine come OspE o CRASP. Risultato: l’infiammazione persiste, ma Borrelia sopravvive.


L’effetto perverso è chiaro: l’infiammazione cronica distrugge i tessuti e libera nutrienti come lipidi e amminoacidi che Borrelia utilizza per nutrirsi.


La coagulazione: una trappola che protegge Borrelia


Borrelia altera anche la coagulazione, creando un ambiente favorevole alla sua persistenza. Il fibrinogeno aumenta e forma microtrombi che intrappolano le cellule immunitarie, proteggendo Borrelia dalle difese dell’ospite. Anche il PAI-1, un inibitore della fibrinolisi, aumenta e blocca la degradazione dei coaguli, mantenendo Borrelia in un ambiente ipossico in cui può sopravvivere. Al contrario, la proteina C diminuisce. Normalmente limita la coagulazione. Il suo calo favorisce l’ipercoagulabilità e crea nicchie in cui Borrelia si nasconde, si attacca e passa dal sangue ai tessuti.


L’effetto perverso è duplice: i coaguli bloccano l’accesso degli antibiotici ai tessuti infetti e nascondono Borrelia alle cellule immunitarie.


Il metabolismo: Borrelia si nutre delle nostre alterazioni


Borrelia ha bisogno di lipidi e di energia per sopravvivere. Le alterazioni metaboliche nei pazienti CLD/PTLD le offrono una fonte di nutrimento. Le apolipoproteine come APOA1 e APOA2 diminuiscono. Normalmente trasportano i lipidi. Il loro calo crea un eccesso di lipidi liberi che Borrelia potrebbe utilizzare tramite i suoi trasportatori come BB0405. Diminuisce anche l’albumina, che regola la pressione oncotica. Il suo calo favorisce l’edema, facilitando la diffusione di Borrelia in tessuti più idratati e più accoglienti. Diminuisce inoltre la transtiretina. Il suo ruolo nella risposta immunitaria è alterato, il che indebolisce la risposta Th1 necessaria per eliminare Borrelia.


L’effetto perverso è che Borrelia si nutre degli scarti metabolici dell’infiammazione indebolendo al tempo stesso le difese dell’ospite.


La matrice extracellulare: i punti di ancoraggio preferiti di Borrelia


Borrelia utilizza proteoglicani come il lumicano o l’eparan solfato per agganciarsi ai tessuti e penetrare nelle cellule. Il lumicano aumenta e modifica la matrice extracellulare, facilitando la migrazione di Borrelia. Aumenta anche il proteoglicano eparan solfato, che fornisce siti di legame per le proteine di superficie di Borrelia come DbpA o BBK32. Aumenta inoltre la vitronectina, che aiuta Borrelia ad aderire alle cellule endoteliali tramite l’integrina alfa V beta 3.


L’effetto perverso è che Borrelia usa le nostre stesse proteine come una scala per invadere i tessuti profondi come il cervello, le articolazioni o il cuore.


Perché queste scoperte sono importanti?


Questo studio mostra che Borrelia non si limita a sopravvivere alla nostra risposta immunitaria: ne approfitta attivamente.


Implicazioni terapeutiche


Colpire le proteine pro-infiammatorie come l’aptoglobina o il complemento potrebbe ridurre la persistenza di Borrelia. Sciogliere i microtrombi con anticoagulanti mirati potrebbe rendere Borrelia più vulnerabile agli antibiotici. Correggere gli squilibri metabolici, come quelli dei lipidi o degli amminoacidi, potrebbe affamare Borrelia e facilitarne l’eliminazione.


Un nuovo paradigma


Finora alcuni pensatori «old school» si spingevano a dire che la PTLD non fosse dovuta a un’infezione persistente. Questo studio suggerisce invece un’altra pista: Borrelia persiste davvero in alcuni casi e riprogrammerebbe il nostro organismo per creare un ambiente in cui può sopravvivere e moltiplicarsi, soprattutto se è riuscita a persistere dopo il trattamento antibiotico.


Cosa ricordare?


Borrelia burgdorferi non si limita a resistere al nostro sistema immunitario: lo dirotta a proprio vantaggio. L’infiammazione cronica, la coagulazione e le alterazioni metaboliche creano un ecosistema ideale per la sua persistenza. Proteine come l’aptoglobina, il fibrinogeno o le apolipoproteine sono potenziali bersagli per nuovi trattamenti. La PTLD non è solo una questione di batterio persistente: è anche una malattia dell’ospite, in cui le nostre stesse risposte biologiche favoriscono l’infezione.


Per saperne di più

 
 
 

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